• Cracovia-Auschwitz-Birkenau  ottobre 2006
  • Cracovia- Wieliczka    luglio 2017

Attraverso questo viaggio ho scoperto una città soave, densa di sapori e sensazioni, pronta con orgoglio e generosità a dimenticare la povertà, la sofferenza, le fatiche che il suo popolo ha sopportato nel passato.  Ho incontrato persone stupende, semplici, forse perchè qui nella Cracovia di Giovanni Paolo II , si respira spiritualità. I polacchi son gente rispettosa, ospitale e religiosa. E' normale vedere giovani inginocchiati in Chiesa. Qui nessuno si vergogna, è nella tradizione, è senso del profondo che genera semi di semplicità. Cracovia è bellissima per i suoi palazzi antichi, le sue innumerevoli chiese e soprattutto per la sua splendida Rynek Glowny, l'enorme piazza del mercato, la più grande d'Europa, cuore di storia che ha resistito alla guerra, brulichio di gente indaffarata ma col passo tranquillo, mai sguaiata, e artisti di strada, e piccioni che volano radi sulle strade ciottolate, e cavalli con carrozze di turisti.  Poco lontano da questa stupenda città si trovano due luoghi conosciuti nel mondo come luoghi di sofferenza atroce , i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Non ci sono parole per esprimere le sensazioni e le emozioni che si vivono visitando questi luoghi. Voglio solo ricordare e fare mia una frase detta da Elie Wiesel : "Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai ".

CRACOVIA

 

Piazza del mercato (Rynek Glowny)

 

Basilica della Beatissima Vergine Maria, con le sue due torri asimettriche, testimonianza di una leggendaria lotta fratricida: architetti dello stesso sangue che volevano superarsi a vicenda.

 

 

 

"Eros bendato" di Igor Mitoraj

 

 Sukiennice

 

Castello reale sul Wawel

 

 

 

 

 

fiume Vistola

 

Cattedrale di San Stanislao

 

 

 

 Cattedrale  -  la campana di Sigismondo

 

Palazzo reale

 

 Ulica Kanonicza

 

Ulica Kanonicza e cattedrale

 

Sukiennice (Palazzo dei tessuti)

 

mercatino

 

Chiesa dei SS.Pietro e Paolo

 

Chiesa di S.Antonio

 

Chiesa dei domenicani

 

 Via Florianska

 

 Porta di Floriano

 

 Barbacane (bastione di difesa)

 

Madonna di Cracovia

 

Cafè Europejska in Piazza Mercato

 

 

 

Kazimierz -quartiere ebraico- sinagoga Remulì. Qui si respira ancora un clima di deportazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bar  al quartiere ebraico

 

 

 

Santuario della Divina Misericordia

 

 

 

 

AUSCHWITZ

 

“ Divorano la carne del mio popolo e gli strappano la pelle di dosso,
ne rompono le ossa e lo fanno a pezzi,
come carne in una pentola, come lesso in una caldaia. “
( Michea 3, 3-4 )

 

“Arbeit macht frei” ( il lavoro rende liberi )
Un motto carico di speranza ma che, alla luce degli eventi, si manifesta come un’orribile sarcasmo.  In realtà è l’inizio della fine, il trionfo dell’incubo e dell’angoscia. Luogo d’inganno.

 

Mai prima di quel momento, avevo provato la sensazione di non essere in     grado di parlare. Mai avrei creduto fosse possibile rabbrividire così, non      per il gelo, non per il vento.  Per l'orrore.

 

Non pensavano che il lavoro li avrebbe schiavizzati, umiliati, depredati    della loro dignità, persino uccisi. Non immaginavano che lì dentro avrebbero patito sofferenze così atroci che avrebbero agognato ogni giorno la morte con una tale intensità da far rabbrividire.

 

L’annientamento era programmato fin dall’inizio

 

Biglietti ferroviari, contratti di lavoro, affitti di case :  l'ultima ingannevole speranza di uomini che entrando lì non capivano di essere stati ingannati, che in quel posto chiamato Auschwitz non avrebbero trovato il rifugio sicuro che i tedeschi avevano promesso nè tantomeno un lavoro migliore. 

 

Portavano con loro tutto, ogni avere, ogni ricchezza, ogni bene: valigie, scarpe, gioielli,spazzole, vestiti.

 

 e tutto ciò che poteva essere utile....

 

Fedeli alla loro religione portavano anche i paramenti sacri

 

Assecondavano involontariamente i pazzi nazisti che li aspettavano al varco.
Ma questo gli ebrei non potevano saperlo. Non ancora.

 

Tutti gli indumenti finivano nei sterilizzatori a vapore. Insieme ai vestiti gli aguzzini avevano la convinzione di sterilizzare l'anima e la mente di ogni internato.

 

Tanti capelli, capelli umani. Otto tonnellate. Sottili, bianchi, stretti l'un l'altro come i pallidi cadaveri dei proprietari, ammassati nelle fosse comuni in attesa di essere dati alle fiamme.

 

E per ogni ebreo fuggito dodici innocenti venivano uccisi davanti al muro della morte

 

Il percorso del viaggio verso l’annientamento era scandito da drammatiche tappe e tutto iniziava sempre con l’appello, ma nessuna individualità, nessun rispetto, solo un numero perché il nome attribuisce dignità e gli ebrei non hanno diritto ad averla. Tutti in fila.  Affinchè nessuno possa pronunciare la parola “io”. Affinchè nessuno possa ricordare di essere una persona.

 

cella di Massimiliano Kolbe

 

Su tutto e su tutti regna un filo spinato,

 

un filo che è la prospettiva di schiavitù e di morte.

 

E per molti la “soluzione finale” appare la più desiderata, persino il denso e       acre fumo del crematorio sembra ormai un po’ amaro e un po’ dolce, così   com’è la morte.

 

 

 

 
BIRKENAU

 

E così ogni notte nei tristi baracconi la stanchezza, lo sfinimento, la disperazione costringono gli internati a stiparsi su assi di legno a più piani, i quali appaiono tragicamente come loculi anticipati.  Sono le moderne catacombe.

 

Umiliare gli Ebrei, affinchè apparissero indegni ai loro stessi occhi. Ridurre l’uomo alla condizione di verme, affinchè l’uomo stesso chieda di morire come un verme.
Nessuna dignità.

 

 
La strada ferrata che parte da Auschwitz puà essere solo una : la strada
del dialogo. Da Auschwitz e da tutte le Auschwitz della storia, può rimettersi
in movimento il treno del dialogo, la ricerca della valorizzazione di ciascuno,
il rispetto dell’identità, l’accoglienza della diversità.

 

 

Cracovia - Wieliczka    luglio 2017

Piazza del mercato (Rynek Glowny)

 

Negozietto tipico all'interno del mercato situato a Sukiennice (Palazzo dei tessuti)


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 


 

Al Restaurant Ogniem i Mieczem, è piacevole concedersi una cena medievale con atmosfera polacca, assaggiando le costine e lo stinco di maiale, con contorno di patate e crauti e il classico antipasto polacco (fetta di pane con lardo aromatizzato spalmato)


 

Wieliczka è una località a 18 Km da Cracovia, nota per la sua Miniera di Sale, un percorso sotterraneo lungo oltre 3 km, che si snoda per tunnel, passaggi e grandi sale con sculture in salgemma. Scendendo 300 gradini verso il cuore della miniera, attraversando i vari corridoi e le camere che si trovano su 3 livelli, profondi dai 64 ai 13 si possono visitare spettacolari sculture di sale, maestose cappelle tutte scavate e realizzate di sale,  fantastici laghi sotterranei. 

 

La Chiesa, con tutti i suoi arredi è realizzata in sale ed è dedicata a Santa Kinga, patrona della Polonia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 


 

Castello reale sul Wawel


 

 


 

 

 

 


 

Nella zona di Cracovia detta Lagiewniki sorge ilSantuario della Divina Misericordia, uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti a Cracovia. Questo posto è legato al culto di Santa Suor Faustina Elena Kowalska (1905-1938), attraverso la quale Cristo Signore ha trasmesso alla Chiesa e             al mondo il messaggio della Divina Misericordia