La storia della Statua della libertà
" Liberty enlightening the world", questo il vero nome della Statua della libertà, simbolo degli Stati Uniti d’America. Una traduzione, in realtà, della prima vera intitolazione, in lingua francese e partorita dai due ideatori e progettisti del noto monumento : "La libertè éclairant le monde" (ossia: “La libertà illumina il mondo”). Per tutti, ormai da oltre un secolo, è più semplicemente nota come "La Statua della libertà". Anche se gli americani non esitano, talvolta, a chiamarla con un simpatico soprannome: Lady Liberty. E’ il giorno 19 giugno del 1885 quando la signora più famosa del mondo entra per la prima volta nel porto di New York. Per anni, sarà un simbolo di speranza per milioni di migranti che arrivando negli Stati Uniti d’America cercano fortuna; tra questi, com’è noto, nel primo trentennio del Novecento, anche milioni e milioni di italiani (circa una ventina). Édouard René de Laboulaye e Frédéric Auguste Bartholdi: il primo ideatore, il secondo patriota e scultore francese. A loro si deve la realizzazione del monumento, di fatto immaginato, progettato e costruito tutto in terra francese. Una volta realizzata la Statua della Libertà, questa fu donata agli Stati Uniti in segno di amicizia tra i due popoli, in onore della dichiarazione d'indipendenza americana di un secolo prima. Naturalmente, il trasporto transatlantico avvenne via mare (venne ripartita in centinaia e centinaia di blocchi) e, a causa della mancanza di fondi utili alla costruzione del basamento, si ricorse ad una sottoscrizione pubblica, grazie ad un’iniziativa editoriale firmata New York Times. Essa rappresenta la libertà, o meglio la fiaccola della libertà e nell’altra mano, la donna protagonista della raffigurazione stringe un libro recante la data del "July IV MDCCLXXVI " ( 4 luglio 1776, giorno dell'indipendenza americana). Sotto, ai suoi piedi, ci sono delle catene spezzate, atte a simboleggiare la liberazione da qualsiasi forma di tirannia, mentre in testa, le sette punte vogliono portare l’idea di libertà oltre ogni forma di territorialismo, universalizzandola al massimo: che vada, appunto, per i sette mari del mondo.
